a C.T.P. di Avigliano aderisce alla manifestazione a difesa della Costituzione e della scuola pubblica nella convinzione che esse rappresentino le fondamenta della nostra Repubblica.
La Costituzione è nata dopo le dure esperienze del fascismo e della seconda guerra mondiale. In essa è confluita la parte migliore della cultura democratica del Novecento e, accanto ai tradizionali principi del costituzionalismo liberale e democratico, per la prima volta sono state “costituzionalizzate” le istanze storiche del movimento operaio internazionale (libertà sostanziale, diritto al lavoro, diritto alla salute, diritto all’istruzione pubblica, economia sociale di mercato). Ciò è avvenuto segnatamente in Italia e Germania. In tal modo sono state gettate le basi del cosiddetto Welfare State, la più grande conquista del secondo Novecento.
In Italia, in particolare, la Costituzione, frutto dell’incontro delle grandi forze storiche, politiche e intellettuali, della tradizione italiana (di orientamento cattolico, liberale, democratico, socialista e comunista), ha segnato in un certo senso il compimento del Risorgimento, superandone le basi ristrette ed immettendo nel circuito politico le grandi masse popolari e il mezzogiorno d’Italia finora rimasti sostanzialmente esclusi.
Pur in un clima di profonda contrapposizione politica ed in un quadro internazionale fortemente lacerato, i Padri costituenti hanno saputo guardare oltre la polemica politica immediata, consapevoli che la Carta costituzione non può essere di parte ma deve costituire il punto di riferimento dell’intera nazione e che al vecchio patriottismo occorre sostituire il nuovo “patriottismo costituzionale”, l’unico possibile in Europa dopo i campi di sterminio nazisti.
Dopo la fine della cosiddetta prima repubblica, le grandi forze popolari non hanno avuto la forza, forse, il coraggio di rinnovarsi e di mettere in campo nuove idee e un nuovo ceto politico, favorendo, sia pura inconsapevolmente, la vittoria elettorale, prima, e il consolidamento, poi, di movimenti politici intrinsecamente estranei allo spirito costituente. Si è iniziato con il cosiddetto revisionismo storico, degradando la resistenza a mera “guerra civile” e l’antifascismo a un reperto archeologico, e si è finito con il mettere il discussione i principi del nostro ordinamento costituzionale: uguaglianza del cittadini di fronte alla legge, equilibrio dei poteri, diritto alla salute e all’istruzione, laicità dello Stato.
Se la Costituzione cessa di essere il DNA di una nazione per divenire ostaggio della maggioranza politica di turno, essa non è più il punto d’incontro di tutti gli Italiani, ma diviene oggetto di scontro e di lacerazioni. E’, questo, che oggi dobbiamo cercare di evitare, perché è, questo, il frutto più avvelenato del berlusconismo.
Quanto alla scuola pubblica, già Calamandrei la definiva “espressione di unità, coesione, uguaglianza civica”; essa va difesa anzitutto perché espressione di uno stato laico, il cui compito è di garantire uguaglianza di opportunità nel rispetto delle diversità.
Ciò non significa difendere acriticamente l’esistente, perché tutti sappiamo che la scuola italiana ha bisogno di grandi trasformazioni, che certo non sono possibili in presenza di continui tagli dei finanziamenti.
Ma, come per la Costituzione, i cambiamenti non possono essere fatti a colpi di maggioranza: ogni nuovo ministro si sente novello Gentile. La scuola è patrimonio di tutti e tutti devono concorrere al processo riformatore.
Tutti le grandi nazioni moderne hanno un sistema scolastico di eccellenza, perché è esso che ne garantisce la crescita e il progresso. La forza degli Stati Uniti ha alla base anche una scuola, pubblica e privata, di assoluta eccellenza. In Europa uno dei punti di forza della Germania resta il sistema scolastico ed universitario, in cui il Governo continua ad investire nonostante la crisi economica. Anche la Cina sta costruendo una rete scolastica di elevata qualità, perché lì è il suo futuro. Solo in Italia le classi dirigenti sono incapaci di comprendere verità così elementari ed anche la scuola, anziché essere una questione centrale da affrontare e risolvere per garantire una mobilità sociale oramai bloccata ed il progresso culturale e scientifico del Paese, diventa merce di scambio e di “redenzione” dei vizi privati con le gerarchie ecclesiastiche.
Conferenza Territoriale Permanente delle Donne di Avigliano





